Trascenderò dunque anche questa forza della mia natura per salire gradatamente al mio Creatore. Giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose, introdotte dalle percezioni; dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pensiero, ottenuti amplificando o riducendo o comunque alterando le percezioni dei sensi, e tutto ciò che vi fu messo al riparo e in disparte e che l’oblio non ha ancora inghiottito e sepolto. Quando sono là dentro, evoco tutte le immagini che voglio. Alcune si presentano all’istante, altre si fanno desiderare più a lungo, quasi vengano estratte da ripostigli più segreti. Alcune si precipitano a ondate e, mentre ne cerco e desidero altre, balzano in mezzo con l’aria di dire: “Non siamo noi per caso?”, e io le scaccio con la mano dello spirito dal volto del ricordo, finché quella che cerco si snebbia e avanza dalle segrete al mio sguardo; altre sopravvengono docili, in gruppi ordinati, via via che le cerco (Le Confessioni di S.Agostino libro decimo)
Quartieri della Memoria e' un'istallazione per spazi pubblici che ha nella memoria orale il suo principio ispiratore e che e' in grado di creare nella mente del visitatore un teatro della memoria, inteso come rito culturale.
Il case study per questo progetto, articolato in due fasi, e' stato individuato nella citta' di Rieti, capoluogo di provincia del Lazio, in particolare nei tre quartieri di Porta D'Arce, i Pozzi e il Ponte Romano.
La fase inziale e' stata caratterizzata da una ricerca storico-culturale con intenti antropologici che ha permesso di delineare l'identita' del luogo in esame. La ricerca, in particolare, ha riguardato la raccolta da un lato di documentazioni storiche gia' esistenti e dall'altro di testimonianze tra i cittadini che hanno dato vita a un archivio fatto di interviste orali e di vecchie foto fornite dagli stessi intervistati. Dalle interviste si e' evinto che in passato il Velino, il fiume che attraversa l'intera citta', era capace di condizionare la quotidianita' dei reatini con le sue esondazioni (o pianare, per dirla in dialetto) influenzando, spesso stravolgendo, le abitudini del posto e imponendo nuovi equilibri. Nelle parole di uno degli abitanti: “Il fiume usciva fuori dagli argini addirittura tredici volte in un anno costringendo la popolazione non solo a spostarsi da una zona all'altra, ma a cambiare lavoro a seconda delle stagioni”. E' interessante notare che il termine pianara si rifa' al significato di appiattimento: quando il fiume esondava, la zona circostante era ricoperta di acqua, tutte le differenze erano brutalmente azzerate e all'occhio dell'osservatore si apriva uno scenario indifferenziato e uniforme.
La seconda fase di Quartieri della Memoria e' stata caratterizzata dalla realizzazione di un prototipo funzionante capace di “sentire” l'ambiente e cioe' di raccogliere in tempo reale le informazioni provenienti dallo spazio.
Le due fasi, quella delle interviste e quella della realizzazione del prototipo, confluiscono in un unico evento, quello, cioe' della installazione vera e propria: il prototipo, infatti, seleziona e classifica in modelli le interviste raccolte.
Il visitatore, che in precedenza aveva rilasciato l'intervista e fornito le sue vecchie foto, raggiunge cosi' il luogo dell'installazione, e' quindi invitato a firmare su un libro apposito utilizzando una penna dotata di un sistema RFID (Radio Frequency Identification) che registrandone in tal modo la presenza, comincia a proiettare le fotografie sugli schermi appositi e a diffondere l'intervista tramite gli altoparlanti. Intanto, una telecamera a infrarossi traccia il flusso dei visitatori nello spazio. Tale flusso a sua volta determina la sequenza di immagini e di storie audio. L'esperienza include anche quello che e' stato definito “l'intervallo della pianara” che ripropone, attraverso gli altroparlanti e schermi, il fenomeno della pianara con suoni e immagini. Infine i tre quartieri presi in esami sono collegati tra loro: una telecamera di sorveglianaza, infatti, cattura le immagini di un luogo e le proietta in un altro cosi' da creare un legame tra i luoghi stessi, uno spazio virtuale in cui i confini fisici e geografici sono abbattuti grazie all'uso della tecnologia. Se nella quotidianita' il controllo di una telecamera di sorveglianza e' affidata a figure rappresentanti l'autorita', lo Stato o un organo da esso scelto, in questa installazione il pubblico si ritrova a osservare se stesso e gli altri, offrendo loro la sua storia personale e in questo modo condividendola.
In quanto opera d'arte, l'installazione, temporanea, ha l'obiettivo di creare una esperienza di interazione collettiva attraverso lo spazio che si estende, ignorando i confini abituali. L'evento, inoltre, intende alterare il dialogo tra i cittadini e tra loro stessi e lo spazio, mostrando anche i ricordi di una cultura popolare. Utilizzando gli strumenti messi a disposizione dall'architettura, dall'informatica e dalla ricerca antropologica, il progetto ha cosi' spezzato i confini tra le sfere disciplinari della cultura e della tecnologia, tradizionalmente separate, dando vita a una narrazione poetica.
Il progetto e' stato finanziato dalla Fondazione Varrone e dalla Provincia di Rieti, e' stato messo a punto nel Center for Research in Engineering, Media and Performance (REMAP), centro ricerche della University of California, Los Angeles (UCLA). Gli studenti che hanno partecipato alla realizzazione del progetti sono: Luca Martellucci, Tommy Gentile, Sheila Starace, vincitori di tre borse di studio della durata di sei mesi per lo sviluppo delle tesi di laurea. Luca Martellucci si e' laureato in informatica a luglio 2006 con la tesi The sensible public place: a computer vision system for artistic installations. Tommy Gentile si e' laureato a luglio 2007 con la tesi The sensible public place: System integration of an art installation. Sheila Starace conseguira' la laurea di dottore in architettura il prossimo anno.
Il 31 ottobre 2006 il progetto e' stato pubblicato con un poster alla conferenza dei ricercatori italiani in California all'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles nel corso di un evento organizzato dal Consolato italiano.
Il 21 aprile 2007 i risultati dello studio sono stati presentati nella sala conferenze della Fondazione Varrone a Rieti.
Alessandro Marianantoni alex(at)mediars.eu
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